La Cappella di Santa Crescenzia

La cappella di Santa Crescenzia vanta una grande devozione, ancora oggi molti turisti e abitanti del luogo vi si recano in preghiera.

La Cappella di Santa Crescenzia -  a San Vito Lo Capo<h6>La Cappella di Santa Crescenzia -  a San Vito Lo Capo</h6> <h6>La Cappella di Santa Crescenzia -  a San Vito Lo Capo</h6> <h6>La Cappella di Santa Crescenzia -  a San Vito Lo Capo</h6> <h6>La Cappella di Santa Crescenzia -  a San Vito Lo Capo</h6>

La cappella di Santa Crescenzia, che vanta una grande devozione popolare, sorge in un luogo particolarmente suggestivo e legato alla storia del paese di San Vito

La leggenda narra che il giovane Vito, patrizio mazarese figlio di un alto funzionario di Roma, sia dovuto fuggire dalla sua città natale assieme alla nutrice Crescenzia e all'istitutore Modesto, che lo avevano convertito al cristianesimo, per sottrarsi alle persecuzioni ordinate da Diocleziano.

Dopo alcuni giorni di navigazione verso nord, una tempesta costrinse la nave di Vito ad approdare in un golfo protetto dal vento da un capo roccioso ben conosciuto dai naviganti del tempo (Egitarso o Egitallo il suo nome) e qui i tre avrebbero cercato di convertire gli abitanti del villaggio Conturrana, che sorgeva a circa tre chilometri dal mare, sotto un'alta rocca.

È credenza popolare che San Vito avesse cercato inutilmente di convertire gli abitanti del villaggio di Conturrana, i quali vennero puniti da Dio, per non avere ascoltato la predicazione, con una frana che seppellì l’abitato: si ritiene che il misterioso villaggio sia sotto l’enorme ammasso di pietre in contrada Valanga. L’edicola di Santa Crescenzia ricorda invece il luogo in cui la frana si fermò, risparmiando San Vito, Modesto e la stessa Santa che, trasgredendo l’ordine divino di non voltarsi per non assistere al castigo di Dio, divenne di pietra per lo spavento: secondo un’antica credenza popolare, per scaricare u scantu (paura), bisogna buttare delle pietre dentro l’edicola.

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